“Fai un mestiere singolare. In Italia sarete al
massimo una decina ad andarvene in giro tutto l’anno per raccontare
cosa accade nel mondo”. Questo libro nasce dalla provocazione
amichevole dell’editore incuriosito dal ristretto ambiente
degli inviati internazionali della carta stampata. Sfociata quasi
a tamburo battente in una proposta di lavoro che, debbo confessare,
sulle prime mi ha creato qualche perplessità. Un po’ perché una
delle bussole del buon giornalista è quella di spersonalizzarsi:
descrivere gli altri, mai se stessi e i propri stati d’animo.
Un po’ per una sorta di pudore: la paura di non riuscire a
calibrare i toni, di prendersi troppo sul serio, di enfatizzare una
attività che appartiene all’onesto artigianato e non
al mito. Ma poi mi sono lasciato sedurre dall’idea che, dopottutto,
anche questo era un viaggio. All’interno di meccanismi per
me naturali, ma che al di fuori emanano evidentemente il fascino
delle dimensioni insolite.
Gianni Perrelli